Sede Pd è casa del governo o c’è patto del Nazareno delle Tlc?

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A dispetto della trasparenza e della partecipazione (ma anche della terzietà dei regolatori) ieri si è svolto un incontro a porte chiuse presso la sede nazionale del Pd, tra governo, operatori di Tlc e le Authority di settore quali Agcom e Antitrust.

Perché un incontro blindato? Perché lo stesso incontro non si è svolto presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri oppure al ministero dello Sviluppo economico e possibilmente a porte aperte visto l’importanza dei temi trattati insieme anche alle altre forze politiche?
Non basta aver deciso la legge elettorale e le riforme costituzionali con il patto del Nazareno: ora Renzi convoca nella sede del PD anche aziende private, aziende statali, governi e autorità indipendenti! Nemmeno la DC era arrivata a tanto.

Forse il governo vuole nascondere il fallimento del suo Piano Nazionale per la Banda Ultralarga, lanciato pomposamente lo scorso 4 marzo, visti i continui rinvii per la presentazione delle domande e la mancanza di risorse certe. Si tratta dell’ennesima dimostrazione del pressapochismo e dell’assenza di strategia del Governo su un tema così centrale per lo sviluppo del Paese. Il Governo non sa cosa fare e sembra voler dare la colpa all’Europa per lo stop agli incentivi previsti nel decreto Sblocca.  Si tratta di una scusa tanto rodata quanto inaccettabile.

In più, il vertice alla sede del PD è stato a quanto pare un disastro, dato che l’accoppiata Telecom/Fastweb hanno dichiarato guerra a Bassanini e Metroweb (e al Governo?). In pratica: Telecom Italia fa capire che, alle attuali condizioni, non ci sarà mai un accordo con Metroweb per lo sviluppo della banda larga in Italia. L’ex monopolista insieme a Fastweb, vuole essere l’unico gruppo di tlc a cablare oltre Milano, anche le altre grandi aree metropolitane. Mentre Metroweb vorrebbe allargare la platea a più operatori possibili, senza vincoli di esclusiva.

Il M5S propone da sempre, come soluzione ai problemi del nostro digital divide, la creazione di un’unica governance pubblica della rete in fibra, possibile solo attraverso la costituzione di una società della rete a controllo pubblico (come oltretutto chiedeva lo stesso Renzi qualche anno fa!) che promuova la completa unificazione della rete a banda ultra larga nazionale, anche attraverso la partecipazione di soggetti privati proprietari di porzioni di rete passive come Telecom Italia. Il governo, se mosso dalla buona fede, utilizzi pure la nostra mozione in discussione al Senato sulla realizzazione della rete a banda ultra-larga che finalmente permetterebbe agli operatori di concorrere sul fronte dei servizi. Solo così potremo uscire dalla palude nella quale il Governo Renzi ha posto il futuro digitale dell’Italia.