Dl Turismo: sì ad immagini su Internet, a patto che siano a bassa risoluzione!

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Il decreto per la tutela del patrimonio culturale e il rilancio del turismo in discussione alla Camera prevede una serie di interventi, alcuni dei quali anche interessanti, per rilanciare il settore in Italia. Bisogna segnalare una misura nell’articolo 9 che favorisce la digitalizzazione del settore, concedendo un credito d’imposta per i periodi di imposta 2015, 2016, 2017 a favore degli esercizi ricettivi nella misura del 30% dei costi sostenuti per investimenti ed attività di sviluppo (wi-fi, siti web per mobile, e-commerce, promozioni e pubblicità ecc..).
Probabilmente questa non è la misura immediata per favorire le imprese turistiche, ma sempre meglio dei voucher del decreto destinazione Italia.

Una parte del decreto interessante della quale vorrei scrivere, è il comma 3 dell’articolo 12, in cui si intende semplificare la riproduzione dei beni culturali, introducendo ipotesi in cui la stessa non necessita di autorizzazione e ampliando i casi in cui non è dovuto un canone. Al contempo, però, dispone che tale richiesta non deve avere scopo di lucro, neanche indiretto.
Ottimo, si penserebbe, ma ragioniamoci: se vado a Milano e fotografo il Duomo e voglio mettere la foto sul mio blog personale che ha degli ads di Google (quindi in modo indiretto potrei guadagnarci), non posso farlo! Oppure non potrei mettere la foto sul mio profilo FB perché indirettamente Facebook potrebbe guadagnarci!

Ma andiamo avanti..

Il comma 3 prevede anche che sono libere (e, dunque, non necessitano di preventiva autorizzazione) alcune operazioni purché, anche in tal caso, attuate senza scopo di lucro, neanche indiretto, per finalità di studio, ricerca, libera manifestazione del pensiero, espressione creativa, promozione della conoscenza del patrimonio culturale.

Si tratta di:

riproduzione di beni culturali attuata in modo che non ci sia alcun contatto fisico con il bene, nè l’esposizione dello stesso a fonti luminose, né l’uso di supporti.
Si tratterebbe, dunque, di immagini fotografiche acquisite tramite semplici macchine fotografiche o videocamere, smartphone, tablet, purché senza l’uso di flash o treppiedi. Ciò presuppone che chi utilizza un treppiedi o un flash sia un professionista e quindi ne tragga lucro? Ormai qualunque dispositivo ha un flash e molti amatori della fotografia possiedono un treppiedi. Non mi pare che questa possa essere una norma attuabile.

divulgazione con qualsiasi mezzo delle immagini legittimamente acquisite, in modo che le stesse non possano essere ulteriormente riprodotte dall’utente, se non a bassa risoluzione digitale.
E qui veniamo alla vera norma antistorica. In pratica viene detto che io posso fotografare il Duomo di Milano, ma che se voglio mettere la foto sui miei social network, devo farlo in bassa risoluzione digitale! Cioè in pratica dovrei photoshoppare l’immagine del Duomo, peggiorarla, e poi metterla liberamente sul mio sito o sulla mia pagina social! Che senso ha?

Presenterò degli emendamenti e farò degli interventi in commissione per sottolineare tutti questi punti.