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Internet speed: Italia penultima

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Questa immagine è abbastanza esplicativa.
Nel Rapporto sullo Stato di Internet relativo al quarto trimestre 2014 l’Italia è penultima.
L’Italia è uno dei paesi che si trova più in basso riguardo la classifica europea, penultimi per la precisione. Restiamo tra i peggiori in Europa e tra i paesi che portano al ribasso i valori medi, ben lontani da quelli di Svezia, Romania o Turchia.

Con grandissima fatica, ci sono una serie di interventi proposti dal Governo (anche su nostre continue spinte) che potrebbero migliorare la situazione, inserendo nelle aree a fallimento di mercato (cioè quelle zone dove i privati non investirebbero mai) un esclusivo intervento pubblico con addirittura una società interamente pubblica, da sempre auspicata dal M5S.
Proprio questa settimana avevamo chiesto chiarimenti al sottosegretario dello sviluppo economico.
Il mio collega M5S Paolo Romano, spiega com’è andata:

In questi giorni capita di apprendere da fonti non governative, ma dalla stampa che il governo, senza farne parola con il parlamento, progetta di costruire direttamente la rete a fibra ottica nelle zone a cosiddetto fallimento di mercato, tramite… una Società interamente pubblica. Chi ne dà l’annuncio dettagliato, è il quotidiano “La Repubblica” in un recente articolo del 6 gennaio scorso.
Visto come a suo tempo fu accolto il nostro progetto, abbiamo pensato a una boutade.
Ma l’articolo di Alessandro Longo è troppo dettagliato e, per di più, riporta dichiarazioni precise del sottosegretario alle Telecomunicazioni Antonello Giacomelli.
Il piano di sviluppo della banda ultralarga è ampio e ambizioso: 7300 comuni, 19 milioni di Italiani, investimenti per 4 miliardi di euro. Nell’articolo si annuncia che così è stato deciso dal Comitato per la banda ultralarga presso Palazzo Chigi.
Che un tale progetto passi prima dai media che per il Parlamento già lascia perplessi. Ma su quali basi si reggono le dichiarazioni del sottosegretario Giacomelli?
Oggi, in Commissione Trasporti e Telecomunicazioni abbiamo chiesto chiarezza con un’interrogazione proprio al sottosegretario Giacomelli.

In primo luogo è fondata questa notizia? Già… Domanda non retorica visto che il nostro governo ci ha abituati ad annunci roboanti seguiti dall’inazione completa.
E, se è vera, quali le modalità e le tempistiche di realizzazione?
La risposta del sottosegretario è stata alquanto vaga, lasciando intendere che siamo fermi, in attesa che arrivi il via libera da Bruxelles, quindi, per ora rimane un annuncio, almeno fino a quando la commissione UE non darà il via libera, confermando che il nostro paese è commissariato da Bruxelles e Berlino.
Nella replica siamo tornati a ricordare, se mai ce ne fosse necessità, l’assoluta importanza di mettere a punto una Società della Rete pubblica, unica strada percorribile per far progredire l’Italia in questo settore fondamentale e annullare il digital divide che ci affligge rispetto agli altri paesi europei e non solo.
Abbiamo pure ricordato quanto ci siamo battuti in commissione e in Parlamento perché tale strada venisse seguita. Non tanto per sottolineare che l’idea è del Movimento, ma quanto siamo in ritardo sulla realizzazione di un progetto che già era lì e su cui non si è mai voluto discutere. Sorvoliamo i motivi.
Siamo ben felici che oggi si stia imboccando la strada da noi indicata.
Tante e tutte importanti sono le questioni ancora in sospeso che riguardano questo progetto. Le telecomunicazioni sono un settore in evoluzione.
Tante quindi ancora le domande da porre: l’entrata di Enel, l’accordo, ancora “segreto”, tra Telecom e Metroweb, le scalate dei transalpini Bolloré e Niel nell’azionarato di Telecom, da tenere d’occhio… E Orange che ha palesato le sue mire su Telecom.
Occorrono risposte certe.
Le vogliamo dai diretti interessati. Non attraverso articoli di giornale.
E, comunque, staremo col fiato sul collo a vigilare.

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