VIABILITÀ IN BASILICATA: DA RENZI E PITTELLA, SOLO PAROLE. CON NOSTRO PROGRAMMA, REALE PIANIFICAZIONE PER INFRASTRUTTURE

Il “Patto per la Basilicata”, siglato a maggio del 2016 dall’ex premier Matteo Renzi e dal governatore Marcello Pittella, per la realizzazione di infrastrutture per la mobilità in Basilicata, si è dimostrato dopo appena 2 anni il solito atto di propaganda.

Nessuna opera contenuta in quel patto è stata realizzata e a certificarlo è la stessa Regione: il 79% degli interventi è allo stato dei lavori in corso, un 15% è in fase di realizzazione e il restante 3% ancora in fase di affidamento. Due anni fa avevamo già denunciato la beffa di questo documento che propagandava risorse precedentemente stanziate per le regioni del Sud, così come aveva confermato la stessa RFI   nel corso di un’audizione in Commissione Trasporti di cui sono membro.Inoltre, il “Rapporto Pendolaria 2017” di Legambiente, non lascia speranza ai 10mila pendolari lucani e fotografa, in Basilicata, una mobilità sconfortante, con un trasporto ferroviario drammatico: convogli in circolazione di oltre 21 anni, taglio del 18,9% dei servizi negli ultimi anni, assenza di collegamenti tra Potenza e Matera e, dulcis in fundo, nel 2016, la Regione tocca il fondo, non investendo neanche un euro per i pendolari.

Per chi si sposta con le FAL (Ferrovie Appulo Lucane), il panorama non sembra essere migliore. Infatti l’azienda in questione continua ad offrire un servizio a scartamento ridotto, non elettrificato e con tempi di percorrenza inaccettabili. Inoltre sulle FAL il M5S è intervenuto con diverse interrogazioni per fare luce sul management non chiaro e sul quale è stata poi aperta un’inchiesta della magistratura. Nonostante l’assenza di servizi base per i pendolari, la Regione Basilicata ha deciso comunque di introdurre di una coppia di treni Frecciarossa il cui servizio viene garantito da un cospicuo fondo regionale pari a 3,2 milioni di euro solo per il 2017. Nicola Benedetto, ieri assessore in un governo regionale di centro sinistra, oggi candidato con il centrodestra, sta pubblicizzando la vittoria dell’AV senza dire che il governo regionale di cui ha fatto parte non ha investito un centesimo per migliorare le condizioni di chi usa il servizio su ferro tutti i giorni.

Il trasporto su gomma integra, senza sopperire, alle carenze storiche della viabilità ferrata, visto anche le condizioni delle principali arterie stradali lucane, soggette a lavori che perdurano per decenni (proprio sullo stato delle SS 407 ho presentato una risoluzione in commissione trasporti per chiederne il completamento e la messa in sicurezza). Come non ricordare che Matera, oggi capitale europea della cultura 2019, è l’unico capoluogo di provincia a non avere un collegamento con le Ferrovie dello Stato.
Nel 2016 ho presentato un atto a mia prima firma, sostenuto da una petizione di circa 4600 cittadini, per impegnare il Governo a completare l’incompiuta Matera-Ferrandina. Grazie a questo atto la maggioranza ha dovuto attivarsi affinché venissero stanziati i fondi necessari al completamento. Fondi che però dovevano essere previsti nel rinnovo dell’accordo RFI-Governo, non ancora passato dalle commissioni parlamentari competenti.

In tema di trasporti, il M5S ha raccolto tutte le proposte, votate dagli iscritti in rete, all’interno del  suo programma nazionale che punta a investire nelle tratte ferroviarie utilizzate dai pendolari, incrementare il trasporto su ferro disincentivando quello su gomma, creare servizi intermodali, investire sul Trasporto Pubblico Locale (TPL). Con una visione a lungo termine che prevede anche la realizzazione di trasporti moderni, capillari e non inquinanti. In Italia, ad esempio, oltre l’80% delle merci viaggia su gomma e solo il 5-6% su ferro. Inoltre ogni 100 abitanti ci sono 61 automobili, la media in Europa è di 48, con conseguenze sulla salute dei cittadini e sugli incidenti stradali. Per la mobilità elettrica e il trasporto pubblico locale abbiamo un piano da 6 miliardi in 5 anni che comprende anche la messa in sicurezza delle strade. Le coperture prevedono 5 miliardi recuperati dall’eliminazione delle grandi opere inutili e 1 miliardo dalla riallocazione delle tax expenditures sui trasporti. Abbiamo infatti calcolato che in una legislatura, tutti i finanziamenti per le opere inutili, a forte impatto ambientale e con costi altissimi per le tasche dei cittadini, frutterebbero dai 5 ai 9 miliardi di euro da investire in opere intelligenti.

I partiti sono interessati al poltronificio nelle società controllate o partecipate dagli enti pubblici che gestiscono la mobilità, il M5S invece pensa ad una mobilità che passa per una pianificazione delle infrastrutture che deve seguire la logica di rendere il Paese più connesso al suo interno e verso il mondo che lo circonda.

Mirella Liuzzi – Movimento 5 Stelle

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