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L’ASSESSORE PIETRANTUONO, HA CORAGGIO E LIBERTÀ PER NUOVE SCELTE AMBIENTALI ED ECONOMICHE?

pertusillo

Tra alghe tossiche, acque nerastre, analisi di 21 metalli pesanti costantemente monitorati dall’Acquedotto pugliese nell’acqua del Pertusillo, mi sono di recente confrontata con due aspetti singolari.

Il primo, l’affermazione dell’Aqp sui prelievi dell’acqua potabile fatti nel Pertusillo «ad alcune decine di metri di profondità», così da essere “salomonicamente” lontani sia dalla superficie, dove galleggerebbero «eventuali inquinanti», che dai fondali, dove si depositano i metalli pesanti. Cosa che mi fa chiedere: è una maniera indiretta dell’Aqp di ammettere che il lago è inquinato o è una barzelletta?

Il secondo, l’aver avuto la possibilità, in un recente dibattito pubblico a Spinoso sul possibile inquinamento del Lago Pertusillo e sulla questione petrolio in Basilicata, di ascoltare l’assessore all’ambiente regionale, Francesco Pietrantuono, del Partito democratico. Il quale, essendo «in giunta da poco tempo per poter fornire risposte adeguate sul Pertusillo», si è detto disponibile a ricevere materiale e approfondimenti per studiare la situazione.

Al di là di ogni posizione più o meno strumentale, è incontestabile che la diga che irriga parte della Puglia e della Basilicata e dà da bere a milioni di persone sia inquinata: altrimenti l’invaso del Pertusillo non sarebbe in evidente condizione di eutrofizzazione, come dimostrano proprio la presenza costante di alghe e la moria di pesci. Né, nell’acqua da bere, troveremmo, all’uscita del potabilizzatore di Missanello, elementi chimici per i quali NON esistono limiti di legge, non perché siano sostanze toccasana, ma perché NON dovrebbero essere proprio presenti nel ciclo dell’acqua dolce. Mi riferisco, ad esempio, al Berillio, isotopo radioattivo e cancerogeno, usato dall’industria petrolifera insieme all’Americio 249 per valutare la porosità della roccia; agli idrocarburi Ipa e C10-C40; al Bario, non presente in natura e derivato della barite, che si usa nelle perforazioni minerarie.

Sono condizioni anomale per le acque dolci che il M5S, con il senatore Vito Petrocelli nel 2015, ha già denunciato alla Commissione Europea Ambiente, e che oggi ho fornito anche all’assessore Pietrantuono per soddisfare la sua richiesta di conoscenza dei fatti insieme a tutta la documentazione presentata e raccolta dal M5S in questi anni in Parlamento, affinché il suo punto di partenza, in questa storia di acque inquinate, non sia solo il ripetere nuove analisi (che porterebbero via almeno due anni di studi, se si intende farle affinché abbiano valore scientifico e probatorio), ma sia soprattutto trovare nuove strade economiche e ambientali per questa Terra. A meno che non si dichiari disposto a bere l’acqua del Pertusillo così come la certifica l’Acquedotto pugliese.

È ora che il Pd, partito di governo regionale e nazionale, che ha cercato col referendum di togliere ogni “podestà” ai territori, che è autore dello Sblocca Italia e dello scandaloso emendamento Tempa Rossa, dia qualche certezza su quest’acqua e sul futuro reale di questa regione, anche perché di ambiguità i cittadini ne hanno fin sui capelli: il governo nazionale, ad esempio, demanda all’Eni i controlli sulle emissioni e sulle fiammate dei suoi stessi impianti, come è chiaramente emerso da una mia interpellanza presentata a Gennaio 2016 (qualche mese prima dello scandalo trivellopoli). Mentre, a maggio 2016, il Ministro dell’ambiente, Galletti, in commissione, sullo stato dell’inquinamento ambientale in Basilicata, sollecitato dalla sottoscritta in audizione, si permette il lusso di non dire una sola parola sulla condizione dell’acqua in Val d’Agri.

Stanno tutti zitti perché sanno che c’è un disastro ambientale tenuto nascosto e che anche l’illusione, finora vendutaci, di essere nel “Texas italiano” è al tramonto: il petrolio non ha risolto, ma anzi aumentato, la disastrosa condizione economica della Basilicata, la perdita di posti di lavoro, la costante emigrazione dei giovani.

Per queste ragioni, per il M5S, è tempo di una immediata moratoria su tutti i nuovi permessi di estrazione in Basilicata, di dismettere i pozzi attivi, di iniziare la dismissione del Centro oli Cova e di iniziare a ripensare a un nuovo modello economico, iniziando con il ricollocare forza lavoro nella bonifica della Val D’Agri. Non c’è altra soluzione percorribile. Il nuovo Assessore ha il coraggio sì o no di fare questa scelta, dato che ora non può più dire di non avere materiale pubblico da valutare?

Mirella Liuzzi, portavoce M5S alla Camera dei Deputati

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