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La campagna marketing della propaganda PD sulle fake news

Fatemi dire qualcosa sull’argomento del giorno, a leggere le prime pagine dei giornali. No, che avete capito, non le morti nel mediterraneo o il sanguinoso attacco alla comunità egiziana sufi di Bir Al Abed in cui sono morte 305 persone, tra cui 27 bambini.
Le prime pagine dei giornali oggi sono dedicate alle FAKE NEWS!

Perché? Seguite queste tappe studiate a tavolino su quanto è semplice riuscire a stabilire l’agenda setting dei media italiani.

Nel disperato tentativo di rilanciarsi, il 22 novembre la sottosegretaria Boschi condivide un meme in cui falsamente le viene attribuito di essere presente al funerale di Totò Riina, citando in causa il M5S e Luigi di Maio. Sdegno di tutti e caccia al bufalaro. Sul web e sui giornali si inizia ad innescare il dibattito. Due giorni dopo, il 24 novembre, esce sul NYT un articolo che denuncia le connessioni tra diverse piattaforme online anti-sistema, alcune vicine alla Lega Nord e al M5S. Autore di questo dossier passato al giornale e commissionato da Renzi, è Andrea Stroppa, ex giovane hacker di Anonymous, arruolato da Marco Carrai imprenditore, amico e sostenitore di Matteo Renzi che ambiva alla posizione di cyber sicurezza a Palazzo Chigi.
A questo punto il gioco è fatto. L’argomento è stato lanciato dalla Boschi, il dossier ripreso dal NYT e Matteo Renzi può dare il colpo di grazia. Alla Leopolda, nel fine settimana, lancia la sua personale battaglia contro la disinformazione trainata chiaramente da quei brutti e cattivi del M5S, amici di Putin (invece Berlusconi che gli ha regalato un copripiumino matrimonale è solo uno conoscente) e della Lega (con la quale il M5S condivide solo il fatto di stare insieme all’opposizione).
Cyberpropaganda grillorussa su cui insiste da tempo il giornalista de “La Stampa” Jacopo Iacoboni, che per i meno attenti è quello che diceva che la moglie di Brunetta faceva parte di una “struttura” messa in piedi dalla Casaleggio, ma che non conosce nemmeno il funzionamento di google adsense.

Fatto sta che nel giro di qualche ora, è già pronta una legge contro le fake news a prima firma Luigi Zanda, capogruppo del PD al Senato, che verrà presentata settimana prossima. Da ricordare che ad inizio anno furono proprio alcuni esponenti del Partito Democratico a giudicare la legge della senatrice Gambaro sempre sulle fake news, una “boiata pazzesca”, ma che anche io stessa definii folle.

Insomma, come avete inteso, qui occorrerebbe davvero una riflessione seria su quanto sia facile indirizzare il consenso e le prime pagine dei giornali. In più il disperato tentativo del Partito Democratico di crearsi vittima del web, tentando di mascherare la lotta alla disinformazione con veri e propri meccanismi censori, dovrebbe lanciare un campanello d’allarme sulla tenuta democratica del nostro paese.

Se c’è un movimento politico che è da sempre bersaglio di fake news giornalistiche, quello è il MoVimento 5 Stelle, come l’ultimissima balla su Luigi Di Maio che avrebbe detto che la Russia si affaccia sul Mediterraneo.
Stiamo ancora aspettando le scuse su tante fake news che ci hanno riguardato, ma forse, come scrive Marco Travaglio nel suo editoriale di oggi, quando sono su media tradizionali si chiamano molto più banalmente, BALLE.

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